Israele – Masada, una fortezza inespugnabile dell’anima

di Gianluca Ricci 

Masada, località israeliana ai confini fra storia e leggenda, luogo dell’anima prima ancora che del territorio, simbolo più che sito: indispensabile incamerarla quanto prima fra le proprie esperienze più care e preziose, anche perché la sola ubicazione sarebbe sufficiente per arrivare fin laggiù, ai confini con il Mar Morto, là dove venne edificata una città di incredibile bellezza, di cui restano struggenti rovine a testimonianza della sua perduta grandezza.

Sentinella eretta a baluardo difensivo dei Sicarii, fra il deserto di Giudea da una parte e la depressione del Mar Morto dall’altra, la cittadella fortificata nel corso dei secoli ha sempre costituito un ostacolo quasi insuperabile per la conquista di quella parte di territorio.

Ad annientarne la resistenza, dopo che Erode il Grande l’aveva trasformata in una delle fortezze più inespugnabili del mondo allora conosciuto, furono i Romani, al termine di un assedio durato mesi, a causa del quale gli abitanti furono costretti ad alzare bandiera bianca.

Edificata su uno sperone roccioso all’uscita dell’impervio sentiero del serpente, un tortuoso camminamento sospeso fra le rocce, unica via di collegamento fra il deserto e il mar Mediterraneo, per secoli ha impedito il transito di truppe ed eserciti, finché le legioni di Roma non furono costrette ad intervenire in seguito allo scoppio della prima guerra giudaica.

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La repressione delle truppe di Nerone fu durissima, visto che le popolazioni locali avevano mostrato un certo fastidio contro la dominazione romana. Ma si imbatterono nella fortezza di Masada, che resistette per settimane e settimane finché i viveri accumulati per situazioni come queste non terminarono. Allora la popolazione, piuttosto che consegnarsi ai nemici e sottomettersi a Roma, optò per il suicidio collettivo: gli uomini uccisero le mogli e i figli, quindi rivolsero le lame contro sé stessi.

Quando i legionari entrarono in città, trovarono solo silenzio e morte: migliaia di corpi e le ceneri di tutti i beni posseduti. Un sacrificio che ancora oggi possiede un valore inestimabile per il popolo israeliano, che proprio per questo ha fatto di Masada una vera e propria meta di pellegrinaggio.

Ma anche chi non ha nulla da celebrare è bene che salga fin lassù, meglio se a piedi, proprio lungo la parte conclusiva di quel tortuoso sentiero che aveva garantito per secoli pace e tranquillità a quella comunità: importante è scegliere l’ora adatta, visto che ci si trova pur sempre in pieno deserto a latitudini tali per cui il sole, quando inizia a scaldare, lo fa con grande intensità.

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I meno eroici potranno però servirsi della funivia, realizzata alla fine del secolo scorso, che in pochi minuti consente di superare il dislivello necessario per arrivare in cima alla collina: dato che la stazione di partenza si trova a 257 metri sotto il livello del mare e quella d’arrivo a 33 metri, si tratta della funivia più bassa del mondo, ma non per questo della meno panoramica, anzi.

Una volta arrivati in cima si possono ammirare i resti della fortezza e delle migliorie architettoniche apportate dai Romani, ma in realtà il vero motivo per cui ci si trova lì è poter ammirare ciò che si vede dagli spalti: un paesaggio di una bellezza sconvolgente, quello sì davvero degno di un pellegrinaggio.